Istituto di Archeologia, dopo 77 anni, identifica alla baia di Durazzo il piroscafo “ALBANO”.

Una squadra specializzata in ricerche archeologiche sottomarine all’Istituto di Archeologia a Tirana ha gettato luce su una parte della storia riguardante la sommersione del piroscafo italiano nella baia di Durazzo.
Tutto ebbe inizio il 2 gennaio 1941, durante la Seconda Guerra Mondiale, ma l’accaduto era rimasto un mistero per quasi 77 anni.

Nonostante mancassero i dati sulla località della nave che veniva usata a scopi di guerra, l’archeologo sottomarino Adrian Anastasi  e la squadra diretta da lui, per circa 10 anni hanno cercato la verità nascosta in fondo al mare. Questa squadra specializzata durante gli ultimi anni sta lavorando anche per conoscere i valori storici delle navi affondate durante le due Guerre Mondiali, e specialmente è impegnata nella scoperta di reliquie delle navi appartenenti al periodo antico e medioevale.

Il dott. Adrian Anastasi sottolinea che dai documenti pubblicati in Italia, sull’annegamento del piroscoafo “Albano” questo fatto resta ambiguo, oltre alla merce trasportata, anche il luogo di annegamento.

Gli specialisti dell’Istituto di Archeologia, con il supporto tecnico del Centro di sommersione “NOVA”, con istruttore di sommersione Denis Nova a Durazzo, sono ritornati alla baia di Durazzo, a primavera di questo anno quando il dott. Adrian Anastasi scoprì le prime tracce della verità, attraverso una pubblicazione dell’anno 1973 sui cittadini di Barletta (città a sud d’Italia), andata perduta in guerra. In poche righe nelle pagine di questo libro, si chiariscono le domande degli archeologici albanesi. Tutto grazie al nome del marconista della nave italiana, che era anche cittadino di Barletta.

Dal confronto della documentazione del tempo con i reliquie della nave annegata, è stata fatta l’identificazione del piroscafo “Albano” – ha detto il dott.Adrian Anastasi, che continua la sua testimonianza sugli ultimi giorni della nave italiana in missione militare nella costa albanese.

La nave a vapore era diretta da Brindisi (Italia) il 14 dicembre dell’anno 1940. Secondo le regole di guerra essa insieme alla nave cisterna “Strombo”, era accompagnata da una torpediniera e un sottomarino. Dopo aver scaricato una parte delle merci con destinazione militare a Valona, dove ha soggiornato per diversi giorni, in data 02 gennaio 1941, verso le 07:00, partì verso il porto di Durazzo. L’equipaggio era composto da 35 persone più 5 militari di scorta.

Secondo l’archeologo sottomarino, il piroscafo “Albano” veniva accompagnato da “Katerina” e dalla torpediniera “Aretusa”, che dirigeva e proteggeva la carovana con tre navi.
Dopo 9 ore dalla partenza dal porto a sud d’Albania, in entrata della baia marina di Durazzo si udì una forte esplosione, dove secondo la versione ufficiale del tempo, il piroscafo “Albano” si schiantò con una mina navale sul fianco sinistro, a metà nave, precisamente sotto il carbonile.

Nel disastro persero la vita 5 persone e 4 rimasero ferite.
Nel pomeriggio del 2 gennaio 1941, il piroscafo “Albano” con lunghezza 86.86 metri si spaccò in due e affondò a 10 miglia dal porto di Durazzo, dove fu scoperto 76 anni dopo.

La nave costruita in Inghilterra nel 1918 dal cantiere navale “Austin S.P. & Son Ltd.”, a Sunderland, che aveva come primo nome “War Arrow 2”, aveva servito alle compagnie marine civili “TSC- The shipping Controller (WWI)” in Inghilterra, e dopo prese il nome “Albano” passando alla “Societá Italiana Di Servizi Marittimi” in Italia, “Lloyd Triestino” e “Societá Anonima di Navigazione Adriatica” a Venezia, Italia. Fu sequestrata il 22 novembre 1940 dal regime fascista italiano per mettersi a servizio della Marina Reale.

40 giorni dopo aver iniziato “la carriera militare” “Albano” affondò senza gloria, uguale alle altre sue due gemmelle di produzione inglese “Isea” e “Bolsena”, affondate nel Mediterraneo durante la Seconda Guerra Mondiale.

I dati documentati del tempo riportavano il luogo della nave affondata sull’altra sponda della baia di Durazzo, sottolineando che la nave era priva di carico, mentre è il contrario – ha sottolineato il Dott. Adrian Anastasi.

Secondo la versione ufficiale il piroscafo “Albano” urtò contro una mina, ma esistono anche altri dati dove si dice che potrebbe essere stata colpita da un siluro inglese. “La verità restò nascosta durante questi decenni – continua il dott. Anastasi, secondo il quale questi dati insieme ad altri confronti che verrano fatti con documenti dagli archivi inglesi, sono alcuni passi del lavoro che verrà svolto nei prossimi mesi. La squadra di ricerca ha come principale obbiettivo la costruzione della pianimetria subacquea del sito, allo scopo di documentare e interpretare al meglio la dinamica della sommersione del piroscafo “Albano” che esplose vicino a Durazzo il 2 gennaio del lontano 1941.

Deceduti nella tragica vicenda:
-Capitano Edoardo Di Seneca, Comandante (nato nel 1877)
-Francesco Delernia, Marconista (nato nel 1893)
-Giuseppe Velicogna, Primo Macchinista (nato nel 1889)
-Antonio Sulcic, Meccanico (nato nel 1882)
-Ferdinando Monzina, Marinaio (nato nel 1910)

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