29 novembre 1944 giorno di liberazione dell’Albania

Il 7 aprile 1939, circa 40 mila soldati dell’esercito italiano invasero il regno d’Albania. Il re Zog, pur condannando l’occupazione, non solo non fece nulla per organizzare la resistenza, ma decise anche di allontanarsi dal suo Paese insieme ai membri del Governo.

Molti patriotti albanesi, invece, giudati tra gli altri da Mujo Ulqinaku e Abaz Kupi, combatterono a Durazzo, Valona, Saseno e Scutari. Nonostante ciò, dopo cinque giorni dall’invasione, fu proclamata l’unione dell’Albania all’Italia nella persona del re Vittorio Emanuele III.

La reazione albanese all’occupazione divenne sempre piú organizzata e furono imprese molte forme di resistenza pacifica, come pure fu dato avvio alla lotta armata per mezzo di azioni condotte da piccole unità di guerriglia, giudate da noti nazionalisti quali Myslym Peza, Haxhi Lleshi, Mustafa Xhani, Abaz Kupi, ed altri.

Il 28 ottobre 1940, il regime fascista aggredí la vicina Grecia. Il popolo albanese condannò l’aggressione italiana sostenendo il vicino greco nella sua giusta lotta fino al punto che molti soldati dell’esercito albanese, appartenenti ai battaglioni Tomorri e Taraboshi e condotti con forza presso il fronte, non accettarono di combattere e disertarono in massa.

Il 16 settembre 1942 fu convocata in un villaggio nelle vicinanze di Tirana, la Conferenza di Peza che raccolse e organizzò tutte le forze antifasciste operanti nel Paese in un’unica formazione, il Fronte Nazionale Antifascista di Liberazione, (FNAL), alla quale avrebbe aderito in seguito gran parte del popolo albanese senza distinzione religiosa, di provenienza o di pensiero. Tale struttura, coordinata dai Consigli Nazionali di Liberazione, era giudata dal Consiglio Nazionale Supremo di Liberazione, organismo composto da 8 membri, dei quali 3 appartenevano al Partito comunista (fondato l’8 novembre 1941), mentre i restanti 5 erano di fede nazionalista e rappresenti di diverse correnti politiche.

Il programma proposto dal FNAL era favorevole all’allargamento dell’azione bellica e al mantenimento di un’Albania libera, indipendente e democratica cosicché ogni decisione presa in tal senso durante la Conferenza di Peza contribuí a dare un’ulteriore spinta all’azione armata contro l’occupazione fascista.

L’intensificazione e l’organizzazione della lotta di resistenza albanese finí con l’attirare l’attenzione delle Grandi Potenze alleate. Nel dicembre 1942 l’Unione Sovietica, l’Inghilterra e gli Stati Uniti guardarono con simpatia e riconobbero la lotta del popolo albanese.

L’allargamento della lotta armata presentò la necessità di costituire un unico centro direttivo delle operazioni militari, il 10 luglio 1943 fu creato lo Stato maggiore dell’esercito nazionale di liberazione.

Nell’estate 1943, le forze partigiane respinsero le operazioni militari dell’esercito italiano e liberarono alcune regioni del Paese. L’8 settembre dello stesso anno, l’Italia firmò l’armnistizio con gli alleati e l’Albania fu subito invasa dalle truppe tedesche. Allo scopo di distruggere l’esercito albanese di liberazione nazionale, i tedeschi intrapresero senza successo due operazioni militari; la prima nell’inverno 1943 e la seconda nel giugno del 1944.

La liberazione dell’Albania avenne il 29 novembre 1944.

La lotta nazionale antifascista fu una lotta di liberazione che ebbe l’obiettivo di scacciare gli invasori stranieri, liberare la patria, riconquistare l’indipendenza nazionale e costruire una nuova Albania democrativa. Tale lotta fu parte di quella piú grande combattuta a livello mondiale e fu per questa ragione che l’Albania trovò la sua naturale collocazione al fianco degli alleati vincitori e degli altri paesi membri della coalizione antifascista, con l’orgoglio di aver dato il proprio contributo alla comune causa per l’annientamento del fascismo.

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