Tirana, da capitale temporanea al 99esimo anniversario

Tirana ha festeggiato 99 anni come capitale d’Albania. Il Municipio ha organizzato una serie di attività non solo per commemorare le più importanti tappe della storia di questa città, ma anche per promuovere gli importanti valori che trasmette come principale centro di tutti gli albanesi.

Durante la sua parola, nella cerimonia ufficiale, il sindaco di Tirana, Erion Veliaj ha espresso la sua riconoscenza per tutti coloro che hanno contribuito in questi 99 anni a rendere Tirana migliore, sottolineando che “oggi la capitale è una città moderna, degna a tutti i cittadini”.

L’11 Febbraio del 1920 è una data segnata per la città di Tirana che venne scelta come capitale dell’Albania (anche se temporanea). A decidere così fu il governo provvisorio stabilito nel Congresso di Lushnjë del Gennaio 1920.

In quel periodo le principali istituzioni dell’Albania si trovavano Durazzo, che però si trovava sotto l’occupazione italiana fascista. Un idea era di proclamare Valona come capitale dell’Albania, essendo la città dell’indipendenza della nazione nel 1912 dagli ottomani. Il problema era la grande distanza dal nord dell’Albania, dal Kosovo e dalla Macedonia. Anche Scutari era una seria candidatura, però si considerava distante con le altre città d’Albania a sud.
Tirana fu considerata come soluzione perfetta, grazie alla posizione strategica, dove le strade più grandi lo attraversavano fin dall’antichità.
La strada dalla Dalmazia da Ulqini a Scutari, Lezha e andare all’ est del paese passando per Tirana, attraverso Qafe-Krrabe e Elbasan.
Via Egnatia collegava tutte le città centrali dell’Albania e si diresse verso Manastir, Salonnico, Istambul.
Tirana era la strada trasversale per collegare il nord del paese con il mare, attraverso Shën Gjergji. Un’altra vecchia strada collegava Kavaja con Ndroq, Ura e Beshirit ed entrava a Tirana, poi a Rruga e Dibres, a Qafa Tujanit, a Mat-Diber e in Macedonia.

Durante l’occupazione italiana, architetti come Florestano Di Fausto e Armando Brasini, hanno lasciato le impronta dell’Italia fascista, che si trovano tutt’oggi.