Il premier albanese Edi Rama: “Le proteste contro di me frutto di un vecchio modo di fare politica linciando l’avversario”

I deputati dell’opposizione si sono dimessi in massa per far cadere il governo e chiedere nuove elezioni. Ma il leader socialista resiste: “L’Aventino è irresponsabile. Vogliono farci pagare il giro di vite sulla corruzione negli apparati pubblici”

Edi Rama, primo ministro albanese dal 2013, si sente assediato?
“Ma figuriamoci. Questa non è una protesta del popolo. Non sono i gilet gialli, o i sindacati, o gli studenti. Non sono nemmeno gli anarchici! E’ solo una parte politica che scende in piazza: un po’ per il potere e un po’ per paura”.

Di cosa?

“Di essere spazzata via definitivamente. E’ il vecchio establishment, la vecchia destra che è stata mandata a casa cinque anni e mezzo fa dal voto degli albanesi. Adesso temono gli effetti della riforma giudiziaria che stiamo facendo con l’Unione Europea per combattere la corruzione: il vero cancro di questo Paese. Magistrati, giudici, alti funzionari: chi non è adatto al ruolo – un eufemismo per dire corrotto -, via! Hanno paura di questo”.

C’è una piazza che chiede le sue dimissioni. Decine di migliaia di persone. Lei dice che di lasciare non ci pensa nemmeno. Sicuro di riuscire a andare avanti?
“Immagini se succedesse in Italia quello che sta succedendo da noi: i deputati dell’opposizione rimettono il mandato e abbandonano il Parlamento. Poi chiedono al Governo eletto dai cittadini di andarsene. Questa non è più democrazia: è tirannia della minoranza. Noi abbiamo avuto un incarico dal popolo, e lo rispettiamo”.

Scusi ma non è una situazione anomala, soprattutto per un premier socialista e progressista, un Parlamento senza opposizione?
“Per la democrazia parlamentare di certo non è un bene. Ma tecnicamente possiamo andare avanti, non c’è problema”.

I 62 deputati del centrodestra hanno consegnato il loro mandato. Lo scontro, dalla strada, è entrato nelle istituzioni.
“L’unico precedente che ricordo è accaduto in Italia negli anni ’20: il famoso “Aventino”. Un atteggiamento irresponsabile. Ma capisco i motivi che stanno all’origine della scelta. Vogliono farci pagare il giro di vite sulla corruzione negli apparati pubblici, in particolare nella giustizia”,

Chi e che cosa c’è dietro le proteste e gli attacchi contro di lei? In piazza sia sabato scorso che giovedì c’erano molti disoccupati, persone povere.
“Tutti i Comuni amministrati dal centrodestra giovedì erano chiusi: i leader della protesta hanno portato i cittadini a fare i figuranti sotto il Parlamento. Sono 3-4 mila persone che dipendono dall’establishment. Pagati e messi sui pullman per venire a manifestare. Dopodichè io sono uno che ha sempre avuto rispetto delle proteste, ascolto tutti”.

A molti tutto questo caos sembra solo una guerra di potere. E’ così?
“Al 100 per cento”.

L’opposizione guidata da Lulzim Basha getta addosso al suo governo le stesse croci che da anni affliggono l’Albania e in pratica tutti gli esecutivi: corruzione, povertà, malaffare, narcotraffico. Come risponde?
“Fa parte di una cultura politica vecchia. Per 45 anni abbiamo vissuto sotto una dittatura feroce dove il nemico era quello da puntare, umiliare, sconfiggere, uccidere. Adesso siamo in democrazia ma resiste questa cultura della lotta fino all’ultima goccia di sangue: una cultura dominata dalla retorica, dalla propaganda e dalla violenza non solo verbale. Detto questo, l’Albania non ha ovviamente risolto i suoi problemi. Ma li combattiamo: droga, corruzione, malaffare, povertà. I rapporti della vostra Guardia di Finanza dicono che abbiamo sradicato le piantagioni di cannabis. Della riforma giudiziaria ho già detto. Paghiamo un prezzo politico per tutto quello che stiamo facendo”.

La preoccupa l’inchiesta sui sospetti brogli elettorali del 2017 con l’intreccio tra politica e criminalità?
“No, in democrazia è un bene che si siano le inchieste della magistratura e chi ha commesso illeciti deve pagare. Io ho persino accettato di fare entrare nel primo governo un Ministro dell’Interno dell’opposizione. Il controllo sullo svolgimento delle elezioni dipendeva da lui”.

Alla vigilia della manifestazione di giovedì temevate che la folla assaltasse il parlamento. Vi siete preparati con misure eccezionali a un’esplosione di violenza: come per un golpe. Invece non è successo nulla. L’opposizione dice che lei veicola strumentalmente all’estero l’immagine di una protesta violenta per assicurarsi l’appoggio dell’Europa e dei media internazionali.
“Ci aspettavamo di tutto perchè sabato scorso c’è stato un eccesso di violenza. Immagini che hanno fatto il giro del mondo, uno schiaffo all’Albania. Quando una fazione politica incita alla violenza, è un problema. E dicono anche che io voglio farli apparire violenti?! Guardi, se avessi potuto avrei censurato tutto quello che è successo in questi giorni”.

Lei governa da cinque anni e mezzo, ha lavorato molto ma l’Albania ha ancora mille problemi. I giovani continuano a emigrare e il vostro resta il Paese più corrotto dei Balcani.
“Abbiamo fatto progressi enormi. Fino a cinque anni fa solo metà della popolazione pagava l’elettricità: l’altra metà o la fregava agli altri o non la pagava. La Banca mondiale e la commissione europea dicono abbiamo il tasso di disoccupazione più basso degli ultimi 27 anni. Non stiamo tirando a campare. Ma i cambiamenti che abbiamo avviato hanno bisogno di tempo”.

In questi giorni di proteste e instabilità politica ha sentito qualche leader politico italiano? E di altri Paesi?
“Si, ma non mi interessa cercare sponde. La comunità internazionale si è espressa in modo molto chiaro su quel che sta succedendo qui. Basta questo. Io non voglio lamentarmi dei miei avversari”.

Già una volta lei ha concesso all’opposizione un breve governo di transizione e poi siete andati a elezioni: e ha rivinto nettamente. Potrebbe verificarsi ancora uno scenario del genere?
“In politica mai direi mai. Ma non mi pare una soluzione che possa funzionare. Hanno rimesso il mandato…”.

Il centrodestra, con in testa il Partito democratico, ha promesso che le proteste di piazza continueranno fino a quando lei darà le dimissioni. Cosa risponde?
“Non sono legato alla poltrona. Sono legato alla gente che mi ha dato la possibilità di governare e provare a cambiare l’Albania. In democrazia i governi cadono quando non hanno più i numeri o quando sono sfiduciati. Non quando la minoranza ti dice: adesso lasci tutto e vai a casa!” .

E’ vero che la piazza è manovrata dal suo nemico storico Sali Berisha?
“I miei nemici storici sono l’ignoranza e la volgarità. Due cose che non sopporto. Berisha è sempre lì, lui è il capo e Basha è l’amministratore delegato”.

L’ex presidente ha usato parole molto dure contro di lei: dice che la gente la butterà nel fiume, e che l’unico modo per eliminarla è una pallottola.
“Ha detto anche di peggio. Si è rammaricato di non avermi ucciso durante il suo governo. Lui è così e io non gli rispondo. Mi ricordo di chi diceva che peggio dei comunisti sono i comunisti anti-comunisti. Ecco, Berisha è stato prima servo del potere comunista e poi è diventato anti-comunista. Per fortuna non siamo più nell’epoca delle pallottole ma delle parole, del dialogo, del confronto seppure acceso. Rifiuto la logica del campo di gioco dove bisogna per forza annientare l’avversario”.

https://www.repubblica.it/esteri/2019/02/23/news/il_premier_albanese_edi_rama_le_proteste_contro_di_me_frutto_di_un_vecchio_modo_di_fare_po

 

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