Sapore di sale in Albania: l’altro volto del Mediterraneo

Lasciate ogni luogo comune, voi ch’entrate in Albania. Oltrepassare l’Adriatico è il miglior modo per riscrivere la percezione italiana di questa terra e di questo popolo. Non una nazione anziana, conservatrice e povera, piuttosto un popolo giovane (più di quello italiano), proiettato verso il futuro e con un’economia in sviluppo (l’Onu stima la crescita del Pil intorno al 4%).

Spiagge simili alle nostre e un mare che somiglia a quello greco. Una cucina che ha sintetizzato in modo proprio e originale gli influssi greci, ottomani e anche italiani e un’accoglienza che è quella tipica di una meta turistica giovane, quindi un po’ acerba, ma che vuole migliorare. L’Albania può significare prima di tutto mare. Al sud, sotto lo stretto di Otranto, ci sono le coste che si affacciano sullo Ionio: terreni rocciosi e acque limpide. Una sorta di Grecia o di Puglia dei Balcani.

A Saranda, una delle maggiori località turistiche, si affacciano sul mare grandi alberghi costruiti dal Duemila in poi. Strutture come il Bouganville Bay, che ospita una Spa, due piscine interne alimentate con l’acqua dello Ionio e una serie di stanze con vista baia, oltre che un affaccio sul mare riservato ai clienti, con sdraie posizionate fin nell’ultimo metro a disposizione della piattaforma. In origine piccolo porto albanese, la città ma un lungomare ricostruito nell’ultimo decennio dove passeggiare e fare quattro salti in discoteca.

Il vicino borgo di Ksamil propone invece un paesaggio più verdeggiante, con le sue spiagge ricavate rimuovendo le rocce e sostituendole con sabbia da riporto. Ai tempi del comunismo la chiamavano la “città senza cimitero” perché lo Stato aveva incentivato le giovani famiglie a spostarsi in questa zona, all’epoca abitata solo da qualche baracca, e per i primi decenni non ci fu nessun funerale da celebrare.

Un mare un po’ diverso è invece quello di Durazzo (più a nord lungo la costa). Molto più simile alla riviera romagnola o marchigiana, qui le spiagge sono lunghe e piene di sabbia naturale. Le strutture alberghiere sono costruite direttamente a ridosso della spiaggia e molti alberghi come il Blu Fafa offrono una piscina affacciata sulla battigia, e una lunga fila di ombrelloni per chi non vuole rinunciare alla sabbia sotto i piedi. Certo non bisogna stupirsi se camminando si inciampa in qualche residuo del comunismo, come le vecchie torrette in cemento armato, un tempo costruite per avvistare l’invasore capitalista che sarebbe potuto arrivare dal mare.

Viaggi.it

 

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