Perché andare in vacanza in Albania. Ora!

Una estate fa, l’Albania era stata una scommessa, vinta. Quest’anno potrà essere una vittoria, certa. Tornarci per il secondo anno consecutivo, in vacanza, dovrebbe essere una garanzia, la risposta più efficace a chi ripetutamente domanda: «Ah, sei stata in Albania, e com’è?». La risposta la trovate qui

Una estate fa, l’Albania era stata una scommessa, vinta. Quest’anno – si spera – potrà essere una vittoria, certa. Tornarci per il secondo anno consecutivo, in vacanza, dovrebbe essere una garanzia, la risposta più efficace a chi ripetutamente (mi) domanda: «Ah, sei stata in Albania, e com’è?».

Pensare che un’estate fa, non esisteva neanche una Lonely Planet a garantire sull’itinerario sull’Albania, la prima edizione italiana della famosa guida di viaggi è uscita solo a maggio di quest’anno.

Ciononostante, tra le tante tappe di un percorso quasi interamente «home-made», basato cioè sui suggerimenti di chi c’era stato e le consultazioni ossessive dei forum di viaggio, le sorprese non sono mancate. Perché nulla poteva lasciare presagire fino in fondo quello che poi, sul posto, avrei trovato: la bellezza dei paesaggi, ancora pressoché selvaggi e incontaminati, il mare splendido, le spiagge pulite, l‘ospitalità genuina delle persone, oltre – perché no – a costi ancora piuttosto contenuti. Tutti elementi che mi hanno spinta a replicare, alla prima occasione.

Certo, l’elemento che dell’Albania interessa di più è sicuramente il mare, e quello di sicuro non vi deluderà (dipende da dove andate, però, quindi occhio a scegliere bene. Tuttavia non è l’unico motivo che merita una vacanza qui (o un weekend). Tirana è una capitale vivissima e interessante, Valona la Miami del Mediterraneo (dimenticatele, le immagini di quei barconi che negli anni ’90 partivano da qua), Butrinto un parco archeologico di tutto rispetto.

E poi, soprattutto, come dicevamo, ci sono le persone. Che ancora si portano la mano sul cuore per ringraziare. Che se ordini un caffè nel loro locale ma la macchinetta per farlo non c’è, escono e lo vanno a chiedere nel locale di fianco. Non tutti parlano italiano come ci si aspetterebbe (ma l’inglese, e bene, sì). Ma chi lo fa, è vero, spesso ti dice: «L’ho imparato guardando Holly e Benji su Italia Uno!».

Una volta, il proprietario di un bar dove mi sono seduta a fare colazione non parlava l’inglese e non capiva che cosa volessi ordinare. Così ha chiamato il figlio per aiutarlo nella traduzione. Il figlio? Non aveva nemmeno otto anni. (Ps: sullo scontrino che mi ha dato alla fine, poi, ha segnato a penna, sotto ogni voce, la traduzione di che cosa avessi preso…).

Parlando di cibo: anche la cucina, in Albania, è ottima (persino la pizza e il caffè!). E il perché è presto detto (e mangiato): gli ingredienti sono freschissimi e arrivano dall’orto o dal pescatore al consumatore (quindi l’insalata sa di insalata, la frutta di frutta etc…); non solo: chi è attivo oggi qui nella ristorazione, è probabile che negli anni scorsi abbia lavorato, emigrato, nei migliori ristoranti d’Italia e d’Europa, e oggi (ri)porta in patria la sua esperienza, e la migliore gastronomia fusion. In un B&B poco sotto Valona, per esempio, ho conosciuto Villy, un ragazzo che d’estate gestisce il suo bed & breakfast a strapiombo sul mare, mentre d’inverno fa il bartender in un hotel 5stelle in Lussemburgo. Se vi dicessi che il suo era il migliore Spritz mai provato fuori dai confini dell’Italia mi credereste? Beh, sapete che vi dico: dovreste.

Vanity Fair

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