Italia, risoluzione sull’integrazione dei Balcani Occidentali nelle istituzioni euroatlantiche

La III Commissione, ricordando che l’integrazione nelle istituzioni euro-atlantiche fu indicata fin dall’accordo di pace di Dayton come fattore di stabilizzazione e pacificazione dei Balcani occidentali; l’UE ha varato nel 1999 il « Patto di stabilizzazione e associazione (PSA)» e il « Patto di stabilità », trasformato nel 2008 nel « Consiglio di Cooperazione Regionale » (CCR)con l’adesione di tutti i Paesi della regione; dal Consiglio Europeo di Salonicco(2003) in poi, l’UE ha espresso la propria determinazione a sostenere la prospettiva di integrazione dei paesi dei Balcani occidentali; la Commissione Europea nel 2018 ha adottato per la prima volta formalmente la « strategia di integrazione dei Balcani occidentali »; nel 2018 i capi di Stato dell’Unionee dei Balcani hanno sottoscritto la « Dichiarazione di Sofia » che indica il duplice obiettivo di irrobustire le forme di cooperazione rafforzata con i Paesi della regionee di perseguire la strategia di loro inclusione nella UE; considerando che l’Unione europea ha compiuto in questi anni atti significativi nella direzione della integrazione europea della regione e in particolare; accogliendo quattro Paesi della più vasta area dell’Europa sudorientale: Slovenia (2004), Romania e Bulgaria (2007), Croazia (2013); aprendo i negoziati di adesione con Montenegro (2012) e Serbia (2014); accordando lo status di candidati a FYROM (oggi Nord Macedonia) (2005) e Albania (2012), tenuto conto che sull’aper-tura dei negoziati il Consiglio europeo sarà chiamato prossimamente a decidere; riconoscendo a Bosnia Erzegovina lo status di potenziale candidato, tenuto conto che è all’esame della Commissione europea la domanda di apertura dei ne-goziati; riconoscendo anche al Kosovo lo status di potenziale candidato, subordinando il proseguo del percorso di adesione a una normalizzazione delle relazioni con la Serbia; il Presidente della Commissione europea Juncker ha indicato nel 2025 l’oriz-zonte temporale di adesione per due o più Paesi della regione, a condizione che soddisfino tutti i criteri prestabiliti; valutando positivamente l’accordo raggiunto tra Grecia e FYROM per l’adozione da parte di quest’ultima della denominazione «Macedonia del Nord», prossima a divenire membro della NATO; considerando inoltre che, con un ruolo riconosciuto dell’Italia, sono stati in questi anni attivati numerosi fora di co-operazione regionale – in particolare, iniziativa Centroeuropea (InCE), – finalizzati a promuovere strategie di preadesionee a favorire un ordinato percorso di integrazione europea dei Balcani occidentali; ricordando che la NATO ha aperto già le sue porte a Romania, Bulgaria, Slovenia, Croazia, Albania, Montenegro e prossimamente a Nord Macedonia, in relazione alla quale è all’esame del Parlamento italiano il disegno di legge di ratifica ed esecuzione del Protocollo al Trattato Nato-Nord Macedonia; rilevando che, a conferma del carattere strategico dei Balcani occidentali, importanti attori statuali, a partire da Russia e Turchia, manifestano una crescente attenzione alla regione, che peraltro è coinvolta nella Belt and Road Initiative promossa dalla Cina nell’ambito del formato di cooperazione 16+1; sottolineando in particolare che: i Balcani occidentali rappresentano per l’Italia un’area strategica, che il nostro Paese ha interesse a rendere stabile e sicura; fin dal 1995 l’Italia ha contribuito significativamente con i propri contingenti militari, anche con funzioni di comando, e con politiche di cooperazione, alle iniziative di al mantenimento della pace e alla stabilizzazione della regione; rilevanti sono gli interessi economici che legano l’Italia ai Balcani occiden-tali, stante che l’Italia è già oggi il secondo partner commerciale degli Stati della regione, il primo perstock di investimenti diretti, realizza un export di oltre 6 miliardi di euro e migliaia sono le imprese italiane operanti nella regione; lungo i Balcani corrono flussi migratori che in parte approdano in Italia e richiedono strategie condivise di governo del fenomeno migratorio e di contrasto alle migrazioni illegali e al traffico dimigranti; condizione ineludibile per l’ingresso di un Paese nell’Unione europea è il pieno rispetto dei criteri di Copenaghen, con conseguente adeguamento dell’acquis communautaire; riaffermando che l’integrazione nelle istituzioni euro-atlantiche richiede che: i Paesi candidati ottemperino scrupolosamente ai criteri di adesione e sia verificata il pieno rispetto delle condizioni prestabilite; in particolare assicurino l’adozione e l’osservanza degli standard internazio-nali in materia di sicurezza, controllo delle frontiere, lotta alla criminalità organizzatae alla corruzione, governo del fenomeno migratorio e di contrasto alle migrazioni illegali e al traffico di migranti, lotta al terrorismo e alla radicalizzazione religiosa; tenendo conto delle diverse condi-zioni dei Paesi candidati e del diverso stato di avanzamento dei loro percorsi di integrazione, impegna il Governo: a sostenere, in ogni forum europeo e regionale, tutte le iniziative utili alla stabilizzazione e alla democratizzazione dei Balcani occidentali e al proseguimento – in base al puntuale riscontro della piena sussistenza delle condizioni necessarie – dei percorsi di loro inclusione nelle istituzioni euro-atlantiche; a proseguire gli attuali rigorosi negoziati con Serbia e Montenegro; a valutare le riforme realizzate da Albania e Macedonia del Nord, in vista di un’eventuale apertura di negoziati; ad incoraggiare Serbia e Kosovo a normalizzare le loro relazioni, promuovendo il raggiungimento di un accordo che tuteli le minoranze, assicuri piena libertà di culto per ogni fede, tuteli il patrimonio architettonico e artistico di ispirazione religiosa quali i monasteri ortodossi; a favorire le iniziative che rafforzino la coesione, la piena stabilizzazione e le indispensabili riforme in Bosnia Erzegovina; a sostenere attivamente le azioni di preadesione e cooperazione regionale promosse in ambito multilaterale, sostenendo in particolare l’InCE di cui l’Italia detiene la presidenza di turno nel corso del 2019; ad accompagnare le iniziative multilaterali le azioni bilaterali di cooperazione economica, sociale, culturale e istituzionale dell’Italia con i Paesi della regione; a svolgere un ruolo di partner attento a tutela della integrazione euro-atlantica dei Paesi della regione, tenuto conto della rilevanza strategica che quel processo ha per l’Italia, degli interessi italiani nella regione e della necessità di promuovere la sicurezza e la stabilità dell’Europa e del Mediterraneo.

Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati

 

 

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