Marko Van Basten gioca in Albania

L’albanese Cema e il destino di fare gol inciso nel nome. 

Intervista all’attaccante del Kukësi, la squadra che ha appena finito il campionato al secondo posto

Marko Van Basten gioca nella serie A albanese, è un attaccante, ha ventidue anni e grandi sogni, e detta così sembra una via di mezzo tra il refuso nel nome e l’allucinazione nella parte successiva. Invece è vero, perché se a nessuno può venire in mente di chiamare Marko Van Basten suo figlio, a un signore molto appassionato di calcio e dell’Olanda e, soprattutto, di colui che era così bello da vedere quando giocava da essere paragonato a un cigno, invece sì. Il padre, appunto, di Marko Van Basten (nome) Çema (cognome), un ragazzone di quasi due metri che quest’anno ha giocato a Kukës, città di nemmeno 50mila abitanti al confine tra Albania e Kosovo, nel Kukësi, la squadra che ha appena finito il campionato al secondo posto.

 Ora immaginiamo un bambino che non si è mai chiesto il perché di un nome così complicato e che a otto anni, nel 2006, sta seguendo il Mondiale che poi avrebbe portato in gloria gli azzurri di Lippi. Quel giorno offriva Olanda-Portogallo, la partita che fu ribattezzata “la battaglia di Norimberga” perché una delle più rudi che si ricordi (sedici ammoniti, quattro espulsi). A un certo punto il telecronista, colto probabilmente da nostalgia, si mette a parlare di Marco (nome) Van Basten (cognome) e il ragazzino sobbalza: “Parlano di me”. Il padre gli prende la mano e gli dice: “Ora ti racconto la storia del tuo nome”.

Una storia semplice: chiamare un figlio con il nome del giocatore preferito. Una modo complicato: prendere nome e cognome del beniamino e farli diventare, insieme, il nome di battesimo. “Mio padre – dice Marko Van Basten Çema al Foglio – mi ha poi raccontato chi era quell’attaccante e io ho iniziato a pensare di voler seguire i suoi passi. Sì, probabilmente gioco a calcio perché quel giorno ho scoperto il segreto del mio nome. E ho anche sentito la storia di un giocatore meraviglioso, pieno di talento, forse l’attaccante più completo della storia”. Certo, sarebbe curioso anche il percorso contrario: qualcuno che andasse da Marco Van Basten (quello olandese) a raccontargli di un attaccante in Albania che cerca di farsi strada puntando tutto sull’omonimia quasi artificiale. “Non credo sappia di me – dice anche Çema – Forse sarebbe curioso di conoscere uno che si chiama così”.

Ecco, ora tutti sono curiosi di sapere cosa ci sarebbe da raccontare a Van Basten: “La storia di Marko Van Basten Çema, la mia. Attaccante anche io, sin da bambino. Il mio allenatore vedeva in me il futuro Zlatan Ibrahimovic, forse perché ero il più alto di tutti. Ho già giocato in molte squadre e adoro il calcio, ma questo non mi rende speciale perché sono in molti ad adorarlo, quanto me o forse anche più di me. Io forse mi sono appassionato tanto perché mi chiamo così, o almeno tutto è cominciato da lì”.

Non molte presenze in questa stagione (otto in campionato, con un gol, tre in coppa, con tre reti), qualche anno fa un periodo di prova con il Varese che avrebbe potuto portarlo in Italia (“Ma un infortunio a fine stagione mi ha condizionato”) e, comunque, il sogno di solcare il Canale d’Otranto: “L’Italia mi attrae perché è uno dei campionati più popolari al mondo, ma anche per l’arte, i paesaggi, la musica, il cibo. Se qualcuno mi chiama, corro in Italia. Oppure all’Ajax, ovviamente”.

Ha voglia di giocare, di usare il suo fisico per diventare un calciatore più importante (“A me piace giocare in area, segnare, ma anche partecipare al gioco e far segnare gli altri”). Ma giocare, prima di tutto. Ovunque serva, nelle nazionali giovanili dell’Albania (è arrivato fino all’Under 19) oppure nella nazionale della Chameria. Se vi state chiedendo cos’è, è la parte albanese della Ciamuria, regione dell’Epiro contesa tra Albania e Grecia. Una nazionale non riconosciuta, non affiliata alla Fifa, che gioca contro altre nazionali autoproclamate. Per esempio, la prima partita l’ha giocata contro il Kurdistan iracheno (vinta 6-0), l’ultima contro la nazionale dell’Abkhazia. Çema, quando ha potuto, ha giocato con loro: “Ed è stata naturale, per me. Parliamo di una regione dell’Albania, a cui siamo tutti legati, che aiutiamo”. Sembra una cosa molto strana, ma mai quanto chiamarsi, di nome, Marko Van Basten. Çema di cognome.

Il Foglio

 

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